venerdì 6 settembre 2013

Obama, servo delle lobby USA

Ci siamo chiesti perché il democratico Obama, contrario, come lo sono sempre stati i suoi compagni di partito, agli interventi armati, adesso si erga a paladino dell'umanità, contro il parere del mondo e anche di buona parte dell'opinione pubblica americana nel muovere la guerra alla Siria, indebitamente detentore delle armi chimiche? La risposta è da leggere, credo, nel fatto che la vera leva che muove gli USA sono i soldi. Gli Stati Uniti d'America sono in balia del capitalismo e del pragmatismo e lì ciò che conta non è l'opinione personale e neppure quella morale, ma dov'è la spinta più forte, quella che muove i capitali, i voti nella cosiddetta democrazia americana. Ormai da tempo gli USA hanno abdicato al loro ruolo di guida e si sono messi a servire le logiche del tornaconto economico utilitaristico. Il mio sogno americano si è infranto a Kyoto, laddove, anziché guardare al bene dell'equilibrio ecologico del pianeta, gli USA si sono più facilmente attestati a quello che la loro economia interna dettava come regole del gioco e tutte le giustificazioni e gli arrampicamenti sui vetri che hanno cercato di supportare teoricamente questa scelta non sono altro che questo, appunto: ipocriti arrampicamenti sui vetri.
Non c'è coscienza che tenga: è la legge del più forte che prevale, quella di chi ha più soldi, quella di chi ha più potere e vuole fare la guerra e in guerra non c'è legge: è la legge della guerra.
Vergogna Obama.
Vergogna primo presidente di colore del paese più potente del mondo.
Sei anche tu come tutti gli altri.

4 commenti:

romolo ha detto...
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romolo ha detto...

Grosso modo sono d'accordo, caro Alessandro, almeno sulla Siria. Per quanto riguarda Kyoto non so: a volte è opportuno posporre il perseguimento di un bene (non assoluto) in vista di un altro bene (anch'esso non assoluto) giudicato di maggiore importanza nel momento concreto. Ma -ripeto- sulla Siria come te e come tanti vedo losco.
Raimondo

Anonimo ha detto...
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Alessandro Pagano Pagano ha detto...

Già, Romolo, ma va definito qual'è il bene non assoluto di maggiore importanza rispetto all'equilibrio ecologico del pianeta. Fino a quando questo non viene indicato l'astensione di Kyoto è quantomeno sospetta. Se poi si considera il pragmatismo americano il sospetto si rafforza.